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Simposio
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Nell'mwdaantica Grecia e nell'mwdqantica Roma, il mwdgsimposio era quella pratica conviviale (da cui anche chiamato mwdwconvivio) che faceva seguito al mweabanchetto, durante la quale i commensali bevevano secondo le prescrizioni del mweqsimposiarca, intonavano mwegcanti conviviali (mwewmwfaskólia), si dedicavano a intrattenimenti di vario genere (recita di mwfqcarmi, mwfgdanze, mwfwconversazioni, mwgagiochi ecc.).
Contents
• Il rito
• Il vino
• Dioniso
• I giochi
• Note
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Il contesto
Il simposio era il convegno dei cittadini maschi adulti al banchetto e agli intrattenimenti (mwhaakroàmata) che lo animavano, e cioè la conversazione arguta e colta, la musica dell'mwhqaulòs, strumento a fiato quasi sempre a due tubicite-ref-1[1] e della mwigmwiwlyra, la compagnia di bei giovani e ragazze compiacenti, i giochi e gli spettacoli. Il simposio, nello spirito greco, condensa ed esemplifica quei valori che rendono nobile l'uomo. Si tratta di una vera e propria forma di conoscenza, magari parziale, cui si accede proprio attraverso il simposio e l'abbandono alle sue pratiche: la conversazione, il vino, il sesso, il canto, la mwjamusica, la mwjqpoesia, la mwjgdanza. Il mwjwkòmos, la baldoria che seguiva il simposio, era un'importante componente nella vita della mwkapolis greca. Celeberrima è, ad esempio, la scena dell'irruzione, nel mwkqSimposio mwkgplatonico (416 a.C.), di mwkwAlcibiade, la testa inghirlandata, completamente ebbro e sorretto dalla sua combriccola:
«Poco dopo si udì la voce di Alcibiade nel vestibolo, ubriaco fradicio e che gridava forte, chiedendo dove fosse Agatone e di condurlo da Agatone. Fu portato tra i convitati sorretto dalla flautista e da alcuni altri del gruppo: rimase sulla soglia, con una folta corona di edera e viole sul capo, e una gran quantità di nastri.»
(Platone, Simposio 212d-e)
Il banchetto si teneva in un'ala separata della casa, nella quale non era consentito l'accesso alle donne sposate e ai bambini. Il simposio e il banchetto, alla maniera greca, conobbero un'immensa fortuna nella società mwlgetrusca, che li assimilò e li fece propri, adattandoli alla diversa sensibilità sociale e spirituale. Le immagini ad essi connesse divennero una fonte iconografica per le rappresentazioni dell'arte funerea.
Il rito
Veniva fatto girare un recipiente di vino in modo che ciascuno potesse riempire la propria coppa e berne per poi offrire una mwmqlibagione a mwmgDioniso, accompagnata dall'invocazione del suo nome. A questo punto si cantava un inno al dio, il mwmwpeana: si tratta di una forma lirica greca, inizialmente di derivazione dialettale dorica, dedicata alla celebrazione del culto di mwnaApollo e mwnqArtemide. Il suo uso si diffuse in tutto il mondo greco che lo destinò al culto di tutti gli dei olimpici, per poi estenderlo ad altri usi, come la celebrazione degli uomini illustri. Se ne conosce bene anche l'uso propiziatorio negli istanti che precedevano la battaglia. Nei mwngmwnwPersiani di mwoaEschilo (472 a.C.), si descrive l'effetto terrificante prodotto dall'ascolto del «nobile peana», che i persiani udirono levarsi dall'altra parte dello stretto di mwoqSalamina: lo cantavano i greci, in coro, prima di lanciarsi «in mwogbattaglia con cuore intrepido». Solo dopo il canto, a garanzia del buon andamento del simposio, veniva nominato o estratto a sorte con gli astragali, un mwowsimposiarca, con il compito di garantirne la riuscita. A lui spettava di stabilire e far osservare le mwparegole del gioco: le proporzioni da rispettare nella miscelazione del vino, la quantità spettante a ciascuno, le regole della festa. Una regola non convenuta, ma spesso seguita, doveva essere la stessa sana trasgressione delle mwpqregole: in tal caso la punizione inflitta dal simposiarca era bonaria, spingendosi tuttalpiù a qualche blanda forma di penitenza canzonatoria. Il simposio non poteva essere celebrato prima del tramonto; anche se poeti, come Alceo, incitavano a bere sempre, in presenza del sole o meno.
Le etere, la musica, il canto, la danza
Vi erano giovani donne, appositamente convocate, che suonavano l'aulòs e danzavano: le etere, le uniche donne ammesse al simposio. La musica aveva un ruolo importante nella convivialità simposiaca. Oltre all'aulòs si suonava la mwqalira o, spesso, la mwqqcetra. Sulle raffigurazioni vascolari compaiono più raramente il mwqgcrotalo e piccoli mwqwtamburi.
A cantare e suonare non erano solo i musicisti ma spesso, a turno, gli stessi convitati, che si esibivano in uno nei già citati mwrqskòlia. I canti conviviali, nati a mwrgLesbo nel VII secolo a.C. ma diffusisi presto in tutta la Grecia, finirono per diventare un vero e proprio genere letterario, non di sola matrice aulica, ma anche di impronta popolare. I canti popolari andarono a costituire un vasto mwrwcorpus, la cui esistenza si reggeva sulla mwsatradizione orale, ma che non disdegnavano nemmeno di cimentarsi in danze ed acrobazie, a volte mostrando, anche a causa dei fumi alcolici, una perizia e una destrezza non sempre impeccabili, come evidenziato dalle posture scomposte immortalate in alcuni vasi.
A volte musica e danze erano animate da piccole compagnie professionali di acrobati, danzatori musicisti e citaredi, appositamente scritturate.cite-ref-2[2]
Il vino
Durante il simposio, a differenza di quanto avveniva nel banchetto, si beveva abbondante vino accompagnato da assaggi della tipica alimentazione greca: formaggio, olive, frutta secca o esotica, assaggi di mwvastuzzichini salati o piccanti. Giovani coppieri mescolavano il vino all'acqua in grandi vasi, spesso all'esterno delle stanze del simposio, e mettevano il liquido dentro speciali brocche da vino, le oinochoe, e da queste in tazze per bere: l'elegante e prestigiosa mwvqmwvgkylix, lo mwvwmwwaskyphos, la mwwqmwwgkotyle, o più raramente e in epoca più tarda, il mwwwmwxakantharos, la tazza dagli alti manici ricorrente nelle raffigurazioni dei rituali al dio Dioniso. Nella stagione calda il ghiaccio sostituiva spesso l'acqua oppure il vino tenuto in freddo in un apposito recipiente, lo mwxqpsyktèr, a sua volta immerso nel ghiaccio. Nella miscela l'acqua era in misura maggiore. Un vino troppo ubriacante era considerato un'usanza barbarica. Tuttavia occorre ricordare che le libagioni, specialmente di bevande inebrianti, sono ricorrenti in tutte le forme di simposio o banchetto almeno dei popoli indeuropei e hanno dato origine sia a specifici generi di discorso ('brindisi', promesse, voti, vanterie) sia a veri e propri motivi letterari e culturali.cite-ref-3[3]
Dioniso
«Beviamo.
Perché aspettare le lucerne?
Breve il tempo.
O amato fanciullo, prendi le grandi tazze variopinte,
perché il figlio di
Zeus
e di
Sèmele
diede agli uomini il vino
per dimenticare i dolori.
Versa due parti d'acqua e una di vino;
e colma le tazze fino all'orlo:
e una segua subito l'altra.»
(Alceo fr. 346 Campbell; traduzione di Salvatore Quasimodo)
Per i mwawGreci il mwbavino era il dono di mwbqDioniso, divinità giunta da remote terre asiatiche, ed era l'essenza stessa della civiltà; l'ebbrezza che esso causava era vista come una compensazione degli affanni della vita, a patto di farne un uso giudizioso. I mwbgGreci, infatti, non bevevano vino puro e avevano piena coscienza dei rischi che comportava un uso smodatocite-ref-4[4]. Sul retro di molte mwcwkylikes di età arcaica compaiono spesso dei grandi occhi spalancati. Sollevando la tazza alle labbra e inclinandola per bere, gli invitati si trovavano ad indossare quasi una maschera che ricorda indubbiamente il volto della mwdaGorgone, una delle più selvagge e feroci creature del mito.
I giochi
Oltre al bere e al conversare, i convitati si dedicavano a vari intrattenimenti ludici, in genere mwdwindovinelli ed mweaenigmi, attestati in considerevole numero: il mweqlessicografo greco mwegGiulio Polluce (mwewII secolo d.C.), nel suo mwfaOnomastikon, arriva ad enumerarne addirittura cinquantadue.
Il kòttabos
Il gioco più diffuso, ampiamente testimoniato da pitture e vasi, era il mwhgmwhwkottabos (mwiaKòttabos o mwiqCottabo). Esso consisteva nello scagliare le ultime gocce di vino rimaste nella tazza (mwiglàtax o mwiwlatàghe) a colpire dei piattelli (mwjaplàstinghes) collocati su un'asta di bronzo (mwjqrhàbdos kottabikè). A volte i piattelli erano posati in equilibrio precario e il successo consisteva nell'andare a segno con la goccia facendoli cadere gli uni sugli altri con un sonoro clangore.
La mwjwkylix veniva appoggiata al polso con una presa imperniata sull'indice. La proiezione del liquido, da posizione quasi sdraiata, era accompagnata da un calibrato gesto di lancio il cui successo doveva richiedere una notevole destrezza se mwkaSofocle, non a caso, arriva a riferire come tra i mwkqmwkgSiculi fossero in molti ad andar fieri più di un successo al mwkwkòttabos che di un riuscito mwlalancio di mwlqgiavellotto.
Non è da dargli torto visto che il gioco, oltre a conservare chiare tracce dei significati augurali e sacri attribuiti agli antichi riti del versare per terra il vino (mwlwlibagioni), si connotava anche di una valenza erotica, non minore di quella del gesto atletico del tiro del giavellotto.cite-ref-5[5] Il gesto ludico infatti, oltre che da eleganti e precisi movimenti, era accompagnato dall'invocazione del nome della persona di cui si desideravano i favori.
La fortuna di un genere letterario
Dal banchetto conviviale greco, divenuto palestra di sapienza, nacque un genere letterario che ebbe cultori specialmente fra i socratici (mwngPlatone e mwnwSenofonte su tutti). La successiva letteratura conviviale prese a modello quei primi esempi e trasformò il genere in vero e proprio dialogo; esso fu usato in età ellenistica per opere di erudizione (mwoaPlutarco, mwoqAteneo, mwogMacrobio), mentre ebbe carattere parodistico e caricaturale con mwowLuciano e con mwpaPetronio.
Note
cite-note-22. ↑ Un esempio è proprio nel mwsaSimposio di Senofonte. Ad animare il simposio è in quell'occasione un terzetto formato da una flautista, un mwsqefebo di bell'aspetto e una danzatrice che si esibiva in acrobazie e salti mortali entro un cerchio munito di spade. Gli intrattenimenti culminano in una rappresentazione del mito di mwsgDioniso e mwswArianna in cui l'efebo e la ballerina/mwtamenade inscenano una invasata danza orgiastica, a tal punto realistica e ardita da eccitare la sensibilità dei commensali inducendone una buona parte ad accomiatarsi per far ritorno, a gran galoppo, alle proprie mogli.
cite-note-33. ↑ Su questo aspetto si veda il volume di Massimo Bonafin, mwuaGuerrieri al simposio, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2010. cfr. mwuq
cite-note-44. ↑ mwvqLudovico Rebaudo, mwvgmwvwLe conseguenze della festa. Comportamenti trasgressivi durante e dopo il simposio nella pittura vascolare greca di età arcaica e classica, in mwwaLa Rivista di Engramma, vol.mwwq 2023, n.mwwg 200, 22 marzo 2023, mwwwDOI:mwxa10.25432/1826-901X/2023.200.0098. mwxqURL consultato il 22 luglio 2023.
cite-note-55. ↑ Ancora oggi, l'atto di versare il vino o di schizzarlo contro bersagli, si carica, nella mwyqcultura popolare e nell'mwygimmaginario collettivo, di un profondo significato benaugurale, mwywapotropaico o di mwzaerotismo e fertilità, ricorrendo in moltissime occasioni, soprattutto festeggiamenti o premiazioni (si pensi solo alle scene finali di un mwzgGran Premio di mwzwFormula Uno).
Bibliografia
Fonti primarie
• mw1qRaffigurazioni vascolari
• mw1wAteneo di Naucrati. mw2amw2qI deipnosofisti - I dotti a banchetto. Salerno editrice. Roma, 2001
• mw4aSenofonte. mw4qSimposio mw4g(EN) dal mw4wProgetto Gutenberg
Fonti secondarie
• Paolo Nencini, mw6aUbriachezza e sobrietà nel mondo antico. Alle radici del bere moderno, Gruppo Editoriale Muzzio srl, 2009. ISBN 978-88-96159-22-4
Voci correlate
• mw7qBanchetto
• mw8qAndron
• mw8wSimposio platonico
• mw9qAmore platonico
• mw9wEros filosofico
• mw-qVino
• mw-wDioniso
• mw-qLibagione
• mwaqmPederastia greca
• mwaquPederastia ateniese
• mwaqcXenia (antica Grecia), la forma di ospitalità praticata nel mondo greco
• mwaqkMusica da tavola
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Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) symposium, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefinternet-encyclopedia-of-philosophy(EN) Simposio, su Internet Encyclopedia of Philosophy.